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acido ialuronico

Alcune cose da sapere sull’ Acido ialuronico

Intervento a cura del dr. Goffredo Quadri.

Nel 1934, Meyer e Palmer isolarono dal corpo vitreo di occhi bovini una sostanza chimica fino a quel momento sconosciuta, che chiamarono acido ialuronico. Non sapevano di aver scoperto una delle molecole naturali che risulterà essere tra le più interessanti utilizzate in medicina e in cosmesi.

Dal punto di vista chimico la molecola è formata dal ripetersi di sequenze di due composti più semplici (per chi è curioso trattasi di acido glucuronico e N-acetilglucosamina) che formano catene lineari più o meno lunghe. Con l’aumentare della lunghezza della catena aumenta anche il suo cosiddetto “peso molecolare” (misurato in Dalton), che come vedremo rappresenta un parametro molto importante da considerare per un suo corretto utilizzo. E’ questa catena che riesce ad intrappolare le molecole d’acqua, come in una rete, e a svolgere così la sua azione idratante.

Inizialmente l’acido ialuronico veniva prodotto dal cordone ombelicale umano, e poco tempo dopo estratto dalle creste di gallo. Vari tessuti animali, infatti, ne contengono elevate quantità e rappresentano preziose fonti di approvvigionamento.  Tuttavia i produttori devono sottoporlo a processi di purificazione, per ridurre al minimo rischi di contaminazioni con virus animali o altre sostanze estranee alle quali l’acido ialuronico è generalmente legato nei tessuti naturali. Attualmente si preferiscono altre fonti meno soggette a tali problematiche come la fermentazione batterica.

Ricoprendo un ruolo essenziale dal punto di vista funzionale per numerosi tessuti dei vertebrati, i suoi campi di applicazione sono molteplici, restando in ambito estetico dermatologico senza invadere altri campi dove l’utilizzo è comunque massiccio. Bisogna tuttavia fare attenzione a non restare vittime di talune false credenze e messaggi promozionali un po’ fuorvianti come, per esempio, il concetto di “filler” evocato in prodotti cosmetici confezionati in simil siringhe o in creme topiche, che naturalmente non possono assolutamente ottenere gli stessi effetti di un filler eseguito da uno specialista. Spesso anche per gli addetti ai lavori non è del tutto chiara la complessità della materia, e ciò di cui essere informati per un utilizzo corretto e consapevole in base a quello che si vuole ottenere.

La prima cosa da valutare è la fonte da cui si ottiene l’acido ialuronico, spesso totalmente omessa negli integratori orali e nei cosmetici. Per esempio, negli integratori orali solidi frequentemente si utilizza come fonte la cartilagine aviaria idrolizzata, da cui si ottiene un acido ialuronico molto impuro e di bassa qualità. Andrebbero preferite fonti come creste di gallo con purezza farmaceutica o la fermentazione batterica.

Come già accennato, altra cosa fondamentale è il peso molecolare della molecola utilizzata, anche questo raramente indicato nei prodotti cosmetici o negli integratori. Ricordiamo però che nel corpo umano l’acido ialuronico viene sintetizzato da cellule specializzate con un peso molecolare di circa un milione di Dalton e che solo in tale intervallo di grandezza si ritrovano le benefiche proprietà attribuite genericamente a qualunque altra molecola di ialuronico più o meno lunga. Inoltre la stessa molecola di acido ialuronico con peso molecolare diverso può stimolare in modo addirittura opposto le cellule con cui interagisce.

Altro punto su cui soffermarsi è l’assorbimento, distinguendo quello ottenibile attraverso creme e simili, da quello relativo all’assunzione orale. La capacità di penetrazione e permeazione transcutanea di un cosmetico o di un farmaco topico dipende nuovamente dal suo peso molecolare: già al di sopra di un peso molecolare relativamente basso, è lentissima e scarsissima per cui quelle applicate con il cosmetico dall’esterno, sono quasi sempre quantità insignificanti rispetto a quelle già contenute nella pelle. L’effetto ottenuto, seppur limitato è comunque benefico, ma si limita agli strati più superficiali. Quindi per portare i benefici dell’acido ialuronico nei tessuti più profondi del derma, dove con il protrarsi degli anni la sintesi fisiologica subisce un rallentamento, stando il fatto che praticamente con l’alimentazione non vi è modo di introdurlo, non resta che la via metabolica dell’integrazione orale.

L’articolo scientifico di riferimento per quanto riguarda l’assorbimento orale di acido ialuronico è quello del 2004 di Bucci et al. Will the  real  hyaluronan please stand up” e il successivo del 2008 di Balogh, Bucci et al. “Absorption, Uptake and Tissue Affinity of High-Molecular-Weight Hyaluronan after Oral Administration in Rats and Dogs”. In questi lavori si conclude che la formulazione migliore per l’assunzione orale sia quella liquida, da fermentazione batterica non di origine animale, con peso molecolare simile a quello fisiologico, in quanto l’acido ialuronico verrebbe assorbito molto rapidamente nelle mucose orofaringee e tramite vie linfatiche, ben prima di raggiungere stomaco e tratto digestivo dove verrebbe degradato in catene più corte prima di essere eventualmente assorbito in percentuale molto inferiore.

Quindi ogni volta che vogliamo ottenere un particolare beneficio con l’utilizzo di acido ialuronico ricordiamoci di quanto appena discusso e che si fa presto a dire …“contiene acido ialuronico”….

 

Dr. Goffredo Quadri

Specialista in Dermatologia e venereologia

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Circa L'autore: Eye Pharma

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